Graffiti online | SALVATO DALL’AMORE
15839
single,single-post,postid-15839,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,side_area_uncovered_from_content,qode-theme-ver-7.9,wpb-js-composer js-comp-ver-4.9.1,vc_responsive
 

SALVATO DALL’AMORE

ТулИзг13

08 Apr SALVATO DALL’AMORE

“Dimitri vieni!”  toccava a me.  La professoressa mi doveva interrogare ed io non potevo fare nulla.  Non volevo dirle che non ero riuscito a studiare poiché non capivo bene la lingua italiana,  per me difficile e complessa! Così,  atterrito, mi alzai e, consapevole che avrei preso un’insufficienza, mi avvicinai alla cattedra e cominciai a favellare cercando di ricordarmi il poco che ero riuscito a capire sul capitolo di storia. Come al solito tutti si misero a ridere e la mia autostima sprofondò sotto terra, tanto che la mia materia grigia si bloccò e non riuscii a ricordare più nulla, era come se avessi avuto un vuoto.  Un vuoto… come dire, piuttosto profondo che spezzò il mio cuore in due parti , una in cui mi sarebbe piaciuto ritornare nella mia città natale, la Russia, e un’altra in cui la professoressa mi mise cinque sul registro. Distrutto ritornai al mio posto e, tra le risate dei compagni,  mi scese una lacrima che con il palmo della mano mi asciugai. Ripensai al giorno in cui mamma e papà mi annunciarono che saremmo partiti per andare a vivere in Italia. Non avevamo altra scelta:  papà guadagnava soltanto lo stretto necessario per sopravvivere e mamma faceva la donna delle pulizie.  Un giorno,  quando ritornai a casa, papà mi annunciò che gli avevano offerto un lavoro per il quale gli davano molti soldi. Io ero contentissimo e abbracciai papà stringendolo forte, corsi in cucina e abbracciai anche mamma. Non avevo ancora capito che però il nuovo lavoro di papà era in Italia e non in Russia, e quando mi ritrovai sull’aereo da solo, pensando ai miei amici, parenti, la mia scuola, la mia casa… lì ricordai tutti come fotografie su un album di ricordi.  In particolare mi soffermai a riflettere sui miei migliori amici Nikiti e Natacha.  Mi mancano molto,  qui in Italia nessuno è riuscito  a colmare il vuoto che avverto per loro.  Con loro le giornate,  tra scherzi,  risate e studio, volavano via come il vento e mi ricordo ancora quando il giorno del mio compleanno abbiamo fatto la lotta col cibo e ci siamo sporcati tutti, tanto che,  una volta terminata la festa,  ho dovuto fare un bel bagno caldo.  Ah!  Che bei ricordi!  Mi manca il cibo russo:  il Pirag, la torta russa, il Kalač,  un tipo di pane e il prjanik, sorta di pan pepato .

Avvolto nei miei pensieri,  ecco che un suono con le sue vibrazioni minute venne percepito dal mio udito . Era la campanella!  La scuola era finita,  così presi le mie cose e le misi nello zaino.  Lo infilai su una spalla reggendolo con una mano e con l’altra presi il mio giubbino.  Aspettai alla fermata dell’autobus. Una volta arrivato lo presi e mi sedetti sui sedili al lato dei finestrini. Cominciai ad osservare il paesaggio esterno, stupito da tutte quelle meraviglie che mi circondavano:  i colori stupendi,  vivaci o delicati dei fiori, margherite,  viole, papaveri,  tulipani,  rose… Mi ricordavano la mia mamma sì,  proprio lei , il suo sorriso,  le sue braccia sottili,  i suoi occhi chiari come il cielo,  la sua bellezza e la sua dolcezza.  Da quando era morta a causa di una malattia, mi mancava molto.  Ricordo ancora quando mi faceva il grattino sulla schiena,  mentre facevo il bagnetto! E a pensarci bene mi mancava molto il mio camaleonte.  Lo portavo sempre con me e mi piaceva osservarlo mentre si mimetizzava nell’ambiente,  oppure quando girava gli occhi all’indietro,  era una cosa impressionante !

Nei giorni successivi in classe arrivò una nuova compagna.  Era mora,  con gli occhi scuri,  esile fisicamente e un po’ impacciata nei movimenti.  Mi colpì la sua dolcezza e la sua timidezza.  Facemmo subito amicizia. Durante le lezioni i nostri sguardi si incrociavano spesso.  ‹‹ Ciao, Tania! Ci vediamo nel pomeriggio?›› Sì rispose lei, arrossendo un po’.  Dopo qualche giorno,  cominciai a sentirmi strano,  con la testa tra le nuvole, pensando sempre a lei , sentivo “le farfalle nello stomaco” come dicevano i miei compagni. Cominciammo a sentirci e a vederci più spesso fuori dalla scuola – Era sbocciato l’amore – Ero felice!   Ogni tanto pensavo ancora al mio paese,  ai miei cari,  ma quell’amore ora rendeva meno dolorosi quei ricordi,  quel “vuoto” era stato “riempito” da questo nuovo sentimento,  che mi faceva sentire rinato per una nuova vita.

Un racconto di Ludovica Carrozza IE – SMS “Ovidio”

nessun commento

Scrivi un commento