Graffiti online | UN’ ESPERIENZA STRAORDINARIA
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UN’ ESPERIENZA STRAORDINARIA

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13 Apr UN’ ESPERIENZA STRAORDINARIA

Quello che sto per raccontarvi vi sembrerà incredibile… Oggi, 2 marzo 2040, nei laboratori di Fisica Nucleare del “Politecnico” di Torino, penso di essere finalmente riuscito nell’esperimento cui lavoro da tanto tempo e nel quale sono impegnati gli scienziati di tutto il pianeta: finalmente ho creato una Macchina del Tempo!!! Ci ho messo molto, ho studiato tanto e duramente, ho visto che il tempo ha tre dimensioni proprio come lo spazio e che può essere ripiegato in modo da attraversarne un lasso  molto lungo in pochi secondi… La prima cosa che ho pensato è stata: – Chissà se funziona, proviamo! -. Subito ho digitato sul display la data e il posto dove sarei voluto andare: 10 febbraio 1935, Roma. Appena premuto il tasto invio, la Macchina ha iniziato a tremare e con un raggio abbagliante… mi sono ritrovato in un vicolo. Ci sono riuscito! Dopo aver camminato un po’, eccomi  in Via del Corso che, come al solito, anche nel 2040, è molto affollata: persone che camminano, che parlano, che discutono… Dopo un po’ di strada mi ritrovo davanti ad un grande palazzo con un’insegna su cui è scritto: – Sede del Giornale “Il Gazzettino del Soldato”. Mentre guardo il palazzo, noto un signore sulla quarantina con una mano in tasca mentre con l’ altra  reggeva una cartella piena di fogli. Mi avvicino a lui e iniziamo a parlare.  Mi racconta e dice: – Io non sono di Roma, sono Abruzzese, precisamente vengo da Bugnara: è un paesetto sperduto tra i vigneti, non ne ho mai visto uno altrettanto bello! Se ci si affaccia alla finestra, si può osservare il Sagittario, le persone che parlano tra di loro, immerse nella natura. Insomma voglio ritornare lì, a casa mia, alla mia cara Bugnara…-. Io rimango senza parole. Conosco bene quel posto e non riesco a credere come le cose siano cambiate così velocemente in 100 anni: ora non c’è più così tanto verde perché le costruzioni sono aumentate, a danno della vegetazione . Se fosse per me rimarrei qui, nel 1935, anche se so che tra non molto si verificherà un’altra  Guerra, precisamente la Seconda. Dalla descrizione del paesaggio della “sua” Bugnara, sono riuscito a capire che è molto attaccato ad essa e che per lui costituisce uno degli affetti più importanti. Mi ha fatto anche riflettere su come si viveva meglio una volta: le città non erano inquinate, c’era molto spazio verde e forse più sincerità fra i compaesani… Per sfortuna dovevo “ritornare al futuro”, ma sarei rimasto a parlare con lui molto volentieri… Una volta tornato al laboratorio, non riuscivo a smettere di pensare a quell’incontro fantastico. Volevo saperne di più, così ho acceso il mio computer, mi sono collegato su Google e, una volta digitato il titolo dell’insegna, come primo nome mi è apparso il suo: Vittorio Clemente.

                                       Davide Paolini classe 3C -SMS “Ovidio”

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