Graffiti Giornalino online | LE AVVENTURE DI JOHN FLEIK (la stanza…)
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LE AVVENTURE DI JOHN FLEIK (la stanza…)

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11 Gen LE AVVENTURE DI JOHN FLEIK (la stanza…)

Signor Fleik, benvenuto, si accomodi!

Ciao a tutti, io sono John Fleik, Flik per gli amici, non molto tempo fa fui protagonista di un’accattivante vicenda che fece scalpore su tutte le riviste…

E voi? Credete al paranormale? Ai vampiri, a fantasmi e agli zombie?

Beh…Io sì, e vi darò le prove della loro esistenza…

15 agosto, tutto pronto?? Direzione Mystic Falls, si parte!!!

Erano le undici, tutto faceva pensare ad una di quelle noiose serate, quando all’improvviso il motore di quel taxi dall’aspetto raccapricciante ci abbandonò a metà strada. Lo stesso emanava un odore nauseante, che solo a pensarci rabbrividisco…

basta dire che dovetti farmi 8km a piedi!

Tornando a noi, verso le 2:00 del mattino arrivai a destinazione: perché così tanto tempo?

Trovate voi qualcuno disposto a darvi delle indicazioni a notte fonda!

Il mio obbiettivo era quello di passare una semplice serata assieme al mio amico Kevin, guardare un horror, abbuffarmi di pizza e giocare a Fortnite fino al mattino seguente…

Non avrei mai pensato che il mio migliore amico vivesse in un posto del genere, un castello, un’immensa magione oscura, buia e tetra…

La parete anteriore del castello presentava un disegno agghiacciante, sembrava essere una tempesta di pensieri, un quadro di Turner, un patto con il diavolo o qualcosa del genere.

Non appena suonai il campanello ebbi una strana impressione, come se il terreno sotto ai miei piedi stesse iniziando a muoversi…

I miei pensieri vennero subito interrotti da una forte scossa di terremoto che mi fece cadere a terra; fin qui tutto normale, in quelle zone è molto frequente…

Ad accogliermi venne un maggiordomo, il quale mi chiese di attendere nel salotto.

Rimasi lì, da solo, per circa mezz’ora, durante la quale iniziai ad osservare attentamente la stanza, che man mano si faceva sempre più inquietante…

Ero seduto su un divano d’epoca in pelle, accostato di fianco ad un camino,

la stanza era priva di finestre, ed il pavimento rozzo e grigio sembrava essere assai trascurato.

Sulle pareti spiccavano enormi teste di animali imbalsamati, i loro occhi di vetro sembravano seguirti ad ogni passo…

Alzai la testa e notai strane macchie sul soffitto, dovute probabilmente alla muffa e all’umidità.

Tutto era dominato dal silenzio, tutto taceva, solo lancette e scricchiolii, lancette e scricchiolii…

Mi voltai improvvisamente, il quadro!!! lo avevo visto! non sono matto!

Credetemi vi prego!

Le fiamme del camino continuavano ad ardere e le lancette dell’orologio a pendolo cambiarono il senso di marcia: iniziarono a muoversi in senso antiorario, come un timer, un dannatissimo timer…

Poi, il silenzio…

5-4-3-2-1…

Guardai le pareti, grondavano sangue che si accumulava ai miei piedi impedendomi di muovermi: la stanza era viva, il ticchettio, il suo respiro…

Era una notte oscura, piena di lampi e si sentiva il rumore della fitta pioggia, i lupi ululavano, i miei pensieri si fecero sempre più pesanti, ricordo solo che fu quello il momento in cui persi i sensi, poi più nulla…

Una lancetta segna i secondi che ci dividono, il nostro è un legame macabro, sono sulla soglia dell’oltretomba…

Mi abbandono ad una miriade di pensieri, ad un quadro desolato di una vita meticolosamente descritta: le pagine di questo libro bruciano in attesa dell’avvenire, l’anello che porto al dito mi lega al mio passato, la mia pelle freme: è arrivato il momento di dare una svolta alla mia vita, di prendere in mano la penna d’autore…

DI LEONARDO SARA IIID