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IL FUMETTO

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22 Apr IL FUMETTO

Il fumetto è uno strumento espressivo che discende da antiche composizioni pittoriche, si tratta di una storia realizzata con immagini in sequenza. Disegnati su carta, inserti di giornale, libri, album, i fumetti hanno un vastissimo pubblico presso le popolazioni di tutti i continenti e ne riflettono il gusto e il linguaggio.

Nuvolette che parlano

Secondo il vocabolario, il fumetto è la piccola nuvola di condensa formata dall’alito durante le giornate fredde; dal 1940 il termine viene utilizzato per definire le storie composte da immagini in sequenza, accostate l’una a fianco all’altra in modo da suggerire l’idea del movimento e dello scorrere del tempo, i cui protagonisti parlano per mezzo di “nuvole di fumo” che provengono dalle loro bocche. Ma non sempre è così, infatti in certi fumetti compaiono sequenze mute o racconti in cui i dialoghi dei personaggi sono riportati sotto forma di didascalie. Una delle più amate e longeve serie a fumetti americane, quella del Principe Valentino, creata nel 1937, utilizza questo metodo. Anche in altre lingue le parole che descrivono questo tipo di narrazione non ne colgono tutte le sfumature: in inglese, per esempio, i fumetti si chiamano comics, cioè “cose che fanno ridere”, eppure non tutti i fumetti sono umoristici; in francese bandes dessinées (BD), cioè “strisce disegnate”, ma non tutti i fumetti sono impaginati a striscia.

Il fumetto moderno

Nel 1833 fu pubblicato quello che può essere definito il primo fumetto moderno: un album di 92 pagine intitolato Monsieur Jabot, scritto e illustrato da un insegnante svizzero, Rodolphe Töpffer. Possedeva molte caratteristiche dei fumetti di oggi: la narrazione al presente, vignette di varie misure ed un protagonista riconoscibile e ben caratterizzato. Le sue opere, pubblicate in sei libri, si diffusero in tutto il mondo e vennero create varie imitazioni.  In ogni paese si svilupparono scuole locali di autori. In Germania il disegnatore-poeta Wilhelm Busch inventò nel 1865 Max und Moritz, progenitori di tutti i bambini cattivi del fumetto. Gli Inglesi si divertivano leggendo le vicende di un perditempo chiamato Ally Sloper; i Francesi si appassionavano per le comiche peripezie della Famille Fenouillard. Il supplemento comico del quotidiano The world di New York, fondato nel 1893, pubblicò fin dalla sua uscita, accanto ai racconti e alle vignette, anche sequenze illustrate; nel 1895 cominciarono a comparire una serie di disegni il cui protagonista era un ragazzino battezzato Yellow Kid  per il colore del suo lungo camicione. Presto tutti i quotidiani cominciarono a ospitare comics e nacque una vera e propria industria del fumetto.

La guerra contro i comics

L’improvviso bombardamento di immagini impensierì qualche rappresentante del potere. I disegni, infatti, potevano essere compresi da tutti, anche da chi non sapeva leggere o non conosceva l’inglese, e quindi erano particolarmente insidiosi; alcuni politici erano inferociti perché, dopo essere stati derisi dagli illustratori satirici, non erano più stati votati. Fu così che, alla fine dell’Ottocento, nacque una violenta campagna contro i comics: si sosteneva che essi fossero diseducativi, in quanto “facevano disimparare a leggere” e “raccontavano soltanto storie stupide”. Purtroppo i fumetti si sono portati addosso questa fama ingiusta per molti anni: è vero che possono essere stupidi e diseducativi, ma allo stesso modo possono esserlo un romanzo, un film o un programma televisivo. Ciò che conta, infatti, non è il mezzo di comunicazione, quanto il messaggio che esso comunica.

Generi e paesi

I fumetti delle origini erano solitamente umoristici; negli anni Trenta nacquero storie d’avventura e cominciarono a suddividersi in generi: poliziesco, fantascienza, western, il fumetto di critica sociale e altri. Tra la narrativa sequenziale del fumetto e gli altri mezzi di comunicazione vi furono frequenti scambi di idee e di protagonisti: personaggi nati per il fumetto furono adattati per il cinema o il teatro e viceversa. Il caso più famoso è quello di Topolino, nato in un disegno animato nel 1928, e successivamente passato con grande successo ai fumetti. Poiché gli autori americani erano i principali produttori di storie disegnate ed erano tradotti in tutto il mondo, con l’andare del tempo anche gli autori di altri paesi si adattarono ai loro codici narrativi, e ciò portò all’idea sbagliata che il fumetto fosse nato negli Stati Uniti. Invece, in ogni paese d’Europa il fumetto possiede ancora precise connotazioni nazionali, legate al gusto grafico e alla cultura locale. In Francia e Belgio gran parte delle serie sono caratterizzate da uno stile tra il realistico e il caricaturale, tipico di certe pubblicazioni satiriche dell’Ottocento; Asterix è il personaggio più rappresentativo del genere, così come Tintin è il protagonista più noto dello stile semplice ed elegante definito linea chiara. Gli Italiani sono i maestri degli album avventurosi, veri e propri romanzi di centinaia di pagine, che raccontano saghe senza fine come quella di Tex Willer. Tra i personaggi umoristici, in cui fu insuperabile il disegnatore Jacovitti, spiccano Lupo Alberto e Ratman, mentre gli autori della giovane strega Witch hanno inventato uno stile a metà tra quello europeo e quello nipponico. Anche in Giappone esiste una sterminata produzione di fumetti chiamati manga che sono stati importati con molto successo in Occidente. Indipendentemente dalla loro provenienza, tutti i fumetti sono accomunati dalla capacità di fare sognare i lettori senza bisogno di apparecchiature costose e sofisticate: bastano una matita, un pennello, un foglio di carta e molta, molta fantasia.

 

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